CINA SEMPRE PIÙ FORTE. USA IN ATTESA

DI MICHELE MARSONET

Certo fa impressione sentire il premier cinese, Li Keqiang, esaltare il multilateralismo e, soprattutto, il libero mercato. Fa impressione perché queste parole sono state pronunciate dal Primo Ministro di un Paese che si definisce ufficialmente “comunista”.
Ma ormai la Repubblica Popolare ci ha abituato a sorprese di ogni tipo, è l’ultima è veramente grossa. Pechino ha infatti firmato un accordo di libero scambio che coinvolge moltissimi Paesi del cosiddetto “Indo-Pacifico”.
Per capirci, riguarda 2,2 miliardi di persone e un terzo del Pil mondiale. Verranno abbattuti i dazi rendendo le esportazioni verso la Cina e le importazioni dei suoi prodotti molto più facili e convenienti.
Sin qui nulla di strano. Lo stupore invece arriva dando un’occhiata all’elenco delle nazioni coinvolte. Troviamo, infatti, Paesi tradizionalmente vicini a Pechino come Cambogia, Laos e Myanmar, entrati nell’orbita cinese grazie a massicci investimenti economici e infrastrutturali.
Però c’è anche il Vietnam che, con la Cina, ha aspri contenziosi territoriali in corso. Tra cinesi e vietnamiti si sono susseguiti negli ultimi anni scontri navali anche violenti. Hanoi, in sostanza, accusa Pechino di minare la sua integrità territoriale.
Tuttavia, scorrendo il succitato elenco, la sorpresa più grande arriva dopo. Al trattato, che si chiama “Regional Comprehensive Economic Partnership” (RCEP), hanno infatti aderito i principali partner commerciali e militari degli Stati Uniti.
Si comincia con Giappone e Corea del Sud. Poi arrivano Thailandia e Filippine. Dulcis in fundo, ci sono pure Australia e Nuova Zelanda. Aggiungiamo Indonesia e Malesia, e il quadro è pressoché completo.
Un trattato di enorme portata, indubbiamente, che consente alla Repubblica Popolare di acquisire una posizione dominante in Estremo Oriente, rimpiazzando gli Usa ancora avviluppati nella crisi istituzionale causata dalle ultime elezioni presidenziali.
L’unico Paese importante che non partecipa è la Federazione Indiana, che con la Cina ha pessimi rapporti sfociati ultimamente in frequenti scontri militari sulle cime dell’Himalaya. Il premier indiano Narendra Modi teme, firmando il trattato, di aumentare il già esistente squilibrio commerciale a favore della Cina.
Alcune considerazioni s’impongono. Gli alleati degli Usa come Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda hanno pesantemente criticato Pechino per le sue violazioni dei diritti umani a Hong Kong, nel Tibet e nello Xinjiang popolato dagli uiguri musulmani. Inoltre non solo il Vietnam, ma anche le Filippine hanno pesanti contenziosi marittimi con Pechino.
Eppure tutti hanno firmato. Il motivo è che “business is business”, e contenziosi territoriali, diritti umani e scontri armati passano in secondo piano. La Repubblica Popolare, grazie alla sua forza economica, riesce a legare al suo carro amici ed avversari.
La politica dei dazi di Donald Trump non ha dunque funzionato, e Joe Biden dovrà vedersela con una Cina di nuovo in piena forma economica e decisa a estendere ovunque i suoi tentacoli commerciali.
Si vedrà ora se, dopo la firma dell’accordo, Pechino adotterà con i nuovi partner una politica meno aggressiva e più conciliante. E’ possibile che accada per non mettere subito in crisi l’importante accordo appena firmato.
Grande assente, ancora una volta, è l’Unione Europea. Ma può darsi che Xi Jinping a questo punto rivitalizzi il progetto della “Via della seta”, che nel frattempo è stato un po’ dimenticato.
La cosa certa è che dalla Repubblica Popolare e dal suo ruolo nel commercio mondiale non si può prescindere, e si attendono le mosse di Biden per capire come l’America affronterà questa nuova sfida.