DI ANTONIO CIPRIANI
Dalla redazione di REMOCONTRO –
Il libero cittadino della società democratica, tecnologica e capitalista, è un essere evoluto che obbedisce di continuo.
Questa frase è contenuta in un libro che si intitola “Il Dissenso” (a cura di Lucio Saviani e Carla Stroppa per i tipi di Moretti&Vitali): dieci saggi su crisi dei fondamenti e odierni fondamentalismi. Di questo parliamo nel Polemos di oggi: della ricerca di consenso come conformistica volontà di piacere e di avere successo, e del dissenso, “inteso come postura stessa del pensiero critico, doppio sguardo e visione indiretta del reale, capace di sostenere l’attrito del presente…”
La camicia nera culturale
La realtà, scomoda, è questa: un pezzo dopo l’altro, la camicia nera culturale prende piede, dilaga, riscrive la storia. Occupa militarmente ogni spazio mediatico, non trova opposizione perché l’opposizione dovrebbe essere culturale, prima ancora che politica e sociale. La storia della mentalità ce lo spiega bene: per contrastare questo conformismo belluino, che si basa su ferocia sociale e assuefazione all’ingiustizia, serve una visione del mondo diversa, innervata da pensiero critico, che agisca sulla vita di ognuno ogni giorno. Nella vita reale, non in quella farlocca virtuale.
Il conformismo
Il conformismo, quindi, opera come base culturale di un fondamentalismo che si basa sulla repressione e il suo contrario, il libero diluvio di opinioni che servono solo ad acchiappare like e consenso. Un mondo dove tutti possono dire tutto, liberamente, con superficialità arrogante, senza che niente sia significativo. Tutti possono dire tutto, finché non si dica qualcosa che non si può dire. Finché il discorso diventa intollerabile. A quel punto spunta l’altra faccia del sistema, la repressione.
Manganellate
Basta vedere l’applicazione politica nel nostro Paese: i ragazzi protestano contro un potere che distrugge loro ambiente e futuro; la reazione contro il loro dissenso è guerresca, brutale, a suon di manganellate, fogli di via e violenza. Così per dire che questa democrazia asimmetrica è imbevuta di un fascismo implicito, più o meno elegante nei modi, violento o dialettico. Si basa sul fatto che ogni forma di potere, politico, militare ed economico, non gradisce alcuna forma di opposizione per principio. Vive nella costruzione di un consenso apparente, spesso solo mediatico, intorno ad efferatezze evidenti, e considera ogni dissenso come fosse un reato.
“Il guaio democratico poi è che, a fronte di una fascistizzazione del potere, esiste un’indifferenza per mancanza di spirito critico, o peggio ancora, per comodità di chi dovrebbe opporsi culturalmente, socialmente e politicamente, alla brutalità del sistema. E invece, cincischiando, ha la voce del pulcino in mezzo ai bombardamenti che affliggono la nostra epoca.”
Non ci arrenderemo
“Noi non ci arrenderemo. Non l’hanno fatto i nostri padri, non lo faremo noi. Ma non basta resistere, occorre costruire progetti per un mondo diverso, essere protagonisti della vita sociale e culturale con idee, creatività, pensiero critico: fare del pensiero un’azione, quindi. Non restare a ciarlare da intellettualoidi sul divanetto nelle chat senza mai, dico mai, agire per cambiare la realtà.”
Il dissenso è una postura scomoda. Non è utile per fare carriera o avere successo, ma è l’unica arma civile che abbiamo per cambiare il mondo. Per farlo con coerenza, passione e coraggio. Senza paura.
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Articolo di Antonio Cipriani dalla redazione di
30 Marzo 2025