“Liberation day” di Trump a colpi di dazi e l’America perduta

DI VALERIO SALE

REDAZIONE

 

Dalla redazione di REMOCONTRO –

Nel solco della miglior tradizione retorica dei regimi autocratici il 2 aprile è stato proclamato da Trump il ‘Liberation Day’. Liberazione da cosa? La versione trumpiana è: libertà dal giogo dei costi che gli Usa hanno dovuto sopportare sull’importazione di merci dall’estero.

“Prepotenza globale a nascondere il tentativo di liberarsi dalle vecchie regole del commercio internazionale che avevano permesso il predominio dell’impero economico americano e che ora non funzionano più.”

Cina più Brics e debiti armati

I cambiamenti globali che sono intervenuti nell’ultimo decennio hanno palesato la minaccia da Oriente (Cina e Brics) e la crescita abnorme del debito pubblico americano. Come ampiamente dimostrato dalla sua storia imprenditoriale queste oggettive minacce hanno indotto Trump ad applicare la sua tattica principale: attaccare per primo, dichiarando una guerra commerciale globale. Ecco cosa sapere sui dazi, in vista di quello che solo Trump ha definito «il grande evento».

Mercante in fiera

Quanto dureranno: non è chiaro sapere quanto sarà la durata dei dazi, visti gli annunci e le marce indietro già operate. Il Financial Times ha evocato la realpolitik che usa i dazi non per motivi economici, ma per negoziare potere geopolitico e sicurezza nazionale. Parlando con i giornalisti, Trump ha detto di essere ‘aperto’ a lavorare con i paesi presi di mira. Quindi per alcuni potrebbero durare poco, per altri più a lungo.

Come reagiscono gli altri Paesi

I confinanti come Messico e Canada si mantengono in precario equilibrio tra proteste e compromessi. Più tenero il Messico collegato a settori vitali della produzione Usa come l’automotive; più duro il Canada soprattutto per voce del nuovo primo ministro Carney che ha minacciato ritorsioni tariffarie. La Cina per ora ha risposto con tariffe contenute del 10% sul gas naturale e sul petrolio provenienti dagli Usa. I cinesi hanno propri modi per intimorire l’avversario. Il primo adottato in questo frangente è stato quello di proporsi ai Paesi bersaglio di Trump come i paladini del Wto, l’organizzazione mondiale del commercio nella quale proprio gli Usa li avevano fatti entrare nel 2000 con l’intento imperiale di assoggettarli al liberismo economico. Secondo modo: rilanciare gli accordi multi-laterali e addirittura resuscitarne alcuni, come per esempio il recente vertice con Corea del Sud e Giappone, storici partner degli Usa.

I principali settori di scontro

Dopo il Messico, la Corea del Sud è il più grande esportatore mondiale di veicoli verso gli Stati Uniti, seguita dal Giappone. A maggio è previsto il secondo incontro trilaterale e Washington non potrà restare indifferente. In Europa si è mosso tutto il settore agricolo, con richieste specifiche a Bruxelles di non esporre la loro filiera alle contromisure di Washington. I produttori di vino italiani spingono per immolare anche il tricolore sull’altare del Chianti e del Prosecco. Se tutti i settori si metteranno a fare lobbying a questo modo, il risultato finale sarà la mancata applicazione di dazi ritorsivi da parte della Ue, sempre più ininfluente.

Cosa succede con l’inflazione

Phillip Braun, professore di finanza alla famosa Kellogg School of Management, ha dichiarato: «Non vedo nulla di positivo nel ‘Giorno della Liberazione’. Farà male all’economia degli Stati Uniti. Altri paesi si vendicheranno». Venerdì, il Dow Jones è sceso di 700 punti a causa dei timori di inflazione dei dazi. Forse non occorrono i professori per capire che se si applicano tariffe alle merci, queste si trasformeranno in prezzi più alti. Lo sa bene anche Trump e quindi si torna al quesito su quanto dureranno. Non troppo, verrebbe da dire. Ma qui si apre una porta nel buio delle previsioni: qual è il vero piano della più grande concentrazione di ricchezza mondiale mai esistita nella storia dell’economia contemporanea?

Soldi e potere

Che l’obbiettivo siano soldi e potere non ci si dovrebbe sbagliare.  Anche sulla guerra come ingrediente necessario, ma non troppa. Si inizia con quella commerciale e Trump l’ha dichiarata a tutti gli effetti. Dovrà seguire una pax economica e di conseguenza la somministrazione controllata di dosi di benessere. «Il potere non è nulla senza il controllo» recita la pubblicità di noti pneumatici. E si torna ai dazi.

“Il prezzo da pagare sarà un aumento del costo dei prodotti che ricadrà sui redditi fissi e le classi meno abbienti. La scommessa dell’élite capitalista trumpiana è di saper controllare la dinamica delle ricadute, socio-economica interna e geopolitica, senza provocare rotture. Per rimettere il tutto sul binario di un futuro distopico concepito da una banda di pericolosi fanatici.”

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Articolo di Valerio Sale dalla redazione di

1 Aprile 2025