I dazi di Trump tradiscono anche i vincoli Nato

DI ENNIO REMONDINO

 

Dalla redazione di REMOCONTRO –

Riunione dei ministri degli esteri del Patto Atlantico, la prima con il nuovo segretario di Stato Usa Rubio e non va affatto bene. Da molti la stessa critica: non si può chiedere di spendere il 5% per la difesa e poi tassare il nostro export. Violeto dagli Stati Uniti l’articolo 2 del Patto Atlantico. Macron: «Stop agli investimenti francesi negli Usa»

Usa contestati alla riunione Nato

«Gli Stati Uniti fanno parte della Nato. Siamo attivi in questo momento nella Nato come non mai. Questa isteria e iperbole che vedo nei media globali e in alcuni media nazionali negli Stati Uniti riguardo alla Nato è ingiustificata». Marco Rubio prova a fare il furbo, alla riunione con i ministri degli Esteri dell’Alleanza Atlantica nel quartier generale Nato a Bruxelles, ma non gli riesce. Distratto lui peggio del suo esagitato presidente, e il ministro norvegese ripete per gli associati asini o ‘distratti’.

“«L’articolo 2 del Trattato di Washington prevede che gli alleati non usino misure coercitive economiche tra di loro ma anzi incoraggino la cooperazione, forse oggi vale la pena di ricordarlo». Rubio prova a rassicurare degli alleati mai così diffidenti come oggi. «Il presidente Trump ha chiarito che sostiene la Nato. Gli Usa rimarranno nella Nato», dice Rubio. E in molti si affaccia il dubbio sulla verità e sulla sostanza e se sia davvero un bene.”

“Volonterosi per l’Ucraina” a fare cosa?

Bruxelles da una crisi all’altra. La prossima settimana la Nato ospiterà una riunione del gruppo dei ‘volenterosi per l’Ucraina’, i ministri della Difesa dei paesi che rispondono all’invito di Macron e Starmer per ritagliarsi un qualche ruolo nel dopo conflitto che prima o poi dovrà pur arrivare. Ma per questa riunione gli Usa saranno quasi certamente nuovamente assenti. «Ogni paese dell’Alleanza è invitato», con la Nato che sembra limitarsi a offrire solo la logistica della riunione, come rileva Angela Mauro sull’Huffpost.

Inutili rassicurazioni di Rutte

A marcare le distanze tra alleati anche in sede Nato ora c’è l’ufficialità dell’annuncio dei nuovi dazi, ulteriore pressione sui rapporti già tesi con la nuova amministrazione Usa. E cadono nel vuoto, a rischio del ridicolo, le parole del segretario generale della Nato Mark Rutte che si premura di dire che «la Nato non è un forum economico, la nostra attenzione è concentrata sulla difesa dalla Russia e da altre sfide in altri teatri». Il Canada sottolinea che la sicurezza comune non si limita al campo della difesa ma si estende anche a quella economica. Persino Tajani, esponente del governo più collaborativo con Trump nell’Ue, lascia trasparire del nervosismo.

Tutelare le imprese italiane ed europee

«Se si chiede di arrivare al 5 per cento del Pil per le spese della difesa e contemporaneamente si impongono i dazi, è un po’ difficile fare entrambe le cose, dice il vicepremier che riprende a sua volta l’articolo 2 che spinge alla collaborazione economica tra i paesi membri dell’Alleanza. «L’Alleanza atlantica non è solo militare ma è un’alleanza politica, quindi ricerchiamo anche la collaborazione economica». Mai come oggi gli appelli di Rubio a investire di più nella difesa piombano nel clima generale di diffidenza. Con fantasia palesi di un folle 5% di spesa per la ‘Difesa’.

Conti fatti in Commissione

I dazi americani su acciaio e alluminio al 25 per cento, in vigore dal 12 marzo, colpiscono export europei negli Usa per 26 miliardi di euro e generano al fisco americano 6,5 miliardi di euro. I dazi sulle auto europee al 25 per cento, in vigore dal 26 marzo, colpiscono un valore di 66 miliardi di euro e producono 16,5 miliardi di euro di incassi per Washington. I dazi reciproci annunciati ieri da Trump, al 20 per cento su tutti i prodotti, colpiranno le esportazioni europee negli Usa per un valore di 290 miliardi di euro e genereranno 58 miliardi di euro per le casse Usa. In totale, il 70 per cento dell’export Ue sarà colpito, per un valore di 360 miliardi di euro. In totale, gli Usa raccoglieranno tasse per 81 miliardi di euro. Per avere un’idea: ora ne raccolgono 7 miliardi.

Risposta europea

Per ora è in dirittura d’arrivo la risposta europea solo sui dazi su acciaio e alluminio, mentre sul resto (dazi sulle auto e quelli reciproci), lavoro di analisi e strategie in corso. Il 9 aprile i 27 dovranno decidere quali prodotti americani tassare a partire dal 15 aprile e dal 15 maggio. A metà mese, si riattiverebbero i contro dazi sui prodotti già tassati durante il primo mandato di Trump, quando i dazi sull’acciaio erano al 25 per cento e quelli sull’alluminio al 10 per cento. A metà del mese prossimo, verrebbero colpiti ulteriori prodotti made in Usa, in particolare quelli degli Stati più trumpiani.

Cosa vuole “banderuola Trump”

Al momento in Europa circolano solo ipotesi su cosa voglia realmente il presidente Usa: la minaccia dei dazi è ‘la pistola sul tavolo per aprire il negoziato su altre questioni’? Ci si interroga sul perché gli Usa abbiano aperto un’inchiesta sui prodotti farmaceutici. Risposta: Trump colpirà anche lì, altro bene strategico insieme ad acciaio, alluminio, auto. Ursula von der Leyen promette di usare il bazooka per colpire i servizi, le big tech americane, le banche degli Usa, e limitare l’accesso delle imprese statunitensi alle gare pubbliche di appalto nell’Ue.

Vera guerra commerciale agli Usa?

“Nei prossimi giorni la verifica delle volontà degli Stati dell’Unione, divisi tra i più colpiti dai dazi di Trump (Germania, Italia) e i meno colpiti (Grecia), i più inclini alla trattativa come (Italia, Ungheria, Romania), quelli della linea dura: la Francia, convinta che solo con i toni duri si ottiene qualcosa da Trump. Macron riceve all’Eliseo gli imprenditori francesi dei settori colpiti dai dazi e li invita a «sospendere gli investimenti negli Stati Uniti in attesa di ogni ulteriore chiarimento». E nell’Ue c’è la Germania (Orteca prima di questo articolo) : senza una posizione precisa perché a Berlino c’è un governo in scadenza, per il nuovo bisognerà aspettare almeno la fine del mese.”

Per il momento, di certo, sappiamo che lo scossone della guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico è arrivato anche al quartier generale della Nato. E potrebbe segnarne pesantemente il futuro.

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Articolo di Ennio Remondino dalla redazione di

4 Aprile 2025